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parcheggi relazionali

“ma non ti dà fastidio essere una seconda, anzi, una terza scelta?”
questo mi ha domandato l’amica crucca, mentre eravamo stese al sole pomeridiano, sulla spiaggia di marina romea.
ho sorriso e poi ho cominciato a pensare.

prima di chiedere a me, ha chiesto alle sue solite compagne.
ecco il motivo della domanda e della mia riflessione.
a me importa?

ci penso da un po’, qualche anno, diciamo.
il tempo di sedimentare l’impatto, di verificare le connessioni e non credo di riuscire a rispondermi:
sono seconda, spesso terza, a volte ultima spiaggia?
di certo mi è capitato spesso di essere cercata solo quando “non avevo altro da fare”
di diventare compagna delle serate spaiate e non di quelle già programmate.

mi dà fastidio? non del tutto e non istantaneamente. ho imparato a godere del qui e ora, del sentirmi bene nelle compagnie più disparate, a non cercare il motivo per cui mi stessi trovando lì.
però, analizzando poi, il pensiero di essere stata l’ospite aggiunto, la scelta ultima, mi coglie e allora ci rifletto e a volte ci soffro. poco, quel poco che basta a ragionare.

sono una persona difficile, non sono abbastanza integrata nel tessuto sociale “che conta”, non ho possibilità economiche che possano essere sfoggiate, ho gusti semplicissimi e un pochino talebani: bici invece di auto, parole invece di cose, ecologista, votata al movimento fisico a oltranza.

non sono pettegola, non mi faccio i fatti degli altri, non giudico.
sì, immagino di essere impegnativa da accogliere.

ma stupirmi di ogni giorno in cui posso camminare, pedalare, godere di uno spazio in cui stendere una coperta e fare un picnic, fare fare fare, continuare imperterrita a cercare il buono e a trovarlo
questa sono. sempre.

e certo mi sono accorta che io e noi (io e pà) siamo cercati quando non c’è altro da fare, altri amici
da visitare, altre merende da comsumare o serate da condividere.
siamo cercati in calcio d’angolo, siamo come parcheggi relazionali: gli amici pensano “ci mettiamo comodi qui, fra le righe di silvia e pà, parcheggiati per un po’. fino a quando non ci si apre un’altra strada amicale.
e noi ce le viviamo queste connessioni momentanee e gracili, tese sul fino “finché altro non ci separi”
ci rendiamo accomodanti e a volte giudicanti, che tanto lo sappiamo, non durerà, ma intanto viviamo
la compagnia

(ma vogliamo parlare anche delle persone che ti si affiancano sui social, ti “piacciano” tutti i post, si connettono ai tuoi amici e quando hanno finito di parassitarsi ti cancellano? togliendo non solo il mi piace ma anche la parola e il saluto? Oh mi è capitato sì, una volta più una, certificate)
(e parliamo di chi si lascia ispirare dalle intenzioni, dalle energie, dal curriculum e dal lavoro e si mette in copia? Oh mi è capitato sì, almeno una volta più altre)

ma sapete cosa penso? che l’essere la seconda o terza scelta, l’ispirazione senza grazie, il parcheggio di oggi e non quello di domani, mi dà la misura del mio essere e del mio fare.

e se prendendo spunto da me trovano il loro essere…beh, sticazzi, che portento sono.

e poi lo sappiamo: noi, ci bastiamo moltissimo. siamo io e pà, come dice sempre, contro tutti.

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