cimeli di famiglia
ho dovuto giocoforza mettere piede nel regno di Pà.
sono salita in mansarda
l’ho fatto perché continuare a lavorare mi è indispensabile per vivere e respirare e farlo con le macchine che abbiamo sempre usato insieme è la cosa meno indolore.
primo, perché le so usare, abbastanza usare; secondo perché non sono pronta a lasciare andare e nemmeno a ricominciare con qualcosa di nuovo.
vivi per 43 anni con una persona e quando viene a mancare, ti accorgi che la conoscevi perfettamente e che non la conoscevi per niente.
abbiamo vissuto una vita di lavoro e famiglia appiccicati come francobolli sulla stessa cartolina .
una cartolina imbucata a san lorenzo, destinazione faenza, abbiamo intrapreso un viaggio che ci ha portati in tutta italia con i le parole che scrivevo, le voci che scegliavamo e con le sue musiche .
siamo stati colleghi, capo e sottoposto, complice, nemici. abbiamo sempre rispettato il lavoro dell’altro anche contestandolo e quando ci siamo allontanati dalla stessa passione l’abbiamo fatto con estrema naturalezza.
il mondo è cambiato io mi sono buttata sulla comunicazione online e lui sui suoni per tastiera, sui racconti della seconda guerra mondiale, su tutto quello che poteva trovare sugli extraterrestri.
le cose che mi parlano di te
ho sempre conosciuto la tua parte ossessiva e possessiva:
in ogni cassetto ci sono scatole di legno piene di matite, gomme, pennarelli, pastelli a cera righelli.
sapevo che adoravi la cancelleria, tutta la cancelleria
ma quando ho aperto un cassetto e ho trovato pile di sacchetti di plastica, ben conservati, di retine porta noci e mandarini, stirate come se tu dovessi venderli ho spalancato la bocca e lasciato correre le lacrime.
amore mio accumulatore seriale del nulla che per te qualcosa doveva essere per forza. forse davvero volevi aprire la baracchina di creakers farciti e servirli sotto rete.
tutto
pile di quaderni intatti, una collezione di pizzini scritti a matita con le istruzioni dedicate alle sue passioni e sotto i suoi foglietti, una mia foto.
sono passati quattro mesi e una manciata di giorni. sono serena a tratti e altrettanto disperata.
ma sono grata di ogni istante passato insieme a lui e mi consola il fatto che non avrò altrettanti anni per stare da sola.
