parole scritte come abbracci
sono quelle che mi sono arrivate mentre avevo gli occhi spalancati sul nulla e il dolore che mi perforava
la testa. le condivido qui, per tornare a leggerle ogni volta che sentirò il bisogno di ritrovare le lacrime,
che arginarle costa fatica ma a volte non si riesce a fare altro.
roberto, jessica, mariano
– Ricordo ancora il primo giorno che ti conobbi. Io ero un esuberante gasato diciottenne che di colpo si era trovato davanti a un Dio ed era rimasto folgorato.
Dal primo momento ho adorato la tua mente veloce, il tuo spirito cinico e sagace che andava spesso oltre le linee, ma tu eri così: un pacchetto da accettare e maneggiare nella sua interezza, senza compromessi, senza pensare di poterti prendere a pezzettini.
Avevi un talento indiscutibile e un carattere che ammetteva ben poche discussioni.
Sono diventato un tuo discepolo, poi amico, socio, poi ci siamo incazzati, poi abbiamo fatto pace e ci sentivamo “di tanto in tanto”, e in tutti questi cambiamenti e parolacce e sfide a biliardo e creazione di effetti sonori e fare e disfare studi, piste, tracce e computer e playstation e suoni e tastiere… mai, anche quando sono volato via con le mie ali, mai per un momento ho smesso di provare ammirazione per te.
Tu e ben pochi altri avete creato le mie fondamenta che da oggi hanno una bella crepa in più.
Qui con me non ho nemmeno una foto di noi due, ma non importa: ci sono tante immagini e filmati nella mia mente che non si cancelleranno finché vivrò.
Spero che perdonerai queste mie parole private che ti dedico in pubblico, ma a volte il dolore è come una colata lavica, deve uscire, deve trovare la sua strada.
Come le lacrime che non riesco a fermare e per le quali sicuramente mi avresti preso per il culo, aggiungendo una tua frase dissacrante. “Ah, fa’ diverso…” Addio Paolo. R
– Si firmava moglie da una vita e lo trovavo anacronistico, dal sapore patriarcale e un po’ antico.
Eppure lei mi sembrava così avanti, così tosta, così indipendente (oddio, sto citando Marcella Bella? Scusa Sì) Moglie da una vita? Mi sembri molto di più. Io ero convivente da un minuto e nella mia testa da femminista pivella e immatura, farmi definire dal mio rapporto con un uomo era osceno.
Su di lei non mi sbagliavo. Era avanti. È avanti. E quel nome non ha mai smesso di incuriosirmi. Di Pà ho conosciuto le opinioni, le idee, le battute, i gusti musicali e quelli a tavola. Perchè lei ne parlava sempre, Pà era l’entità attraverso cui un progetto diventava realtà. Era il confronto necessario. Era l’approvazione ultima. Sì, esiste davvero Pà o sei sempre tu? È la tua coscienza? È dentro di te? Forse era un po’ vero anche questo. Poi sono entrata in casa sua, prima attraverso uno schermo, poi da sola, poi con mia figlia. Pà ha avuto un volto, una voce, un sorriso. Esisteva, era lì. Tutti i piani di casa mi hanno fatto capire il perché di quei PAAAAAA urlati fortissimo.
In quella casa non ho solo dato un volto a Pà, ma ho dato un senso a quel nome. Ho imparato che prendersi cura è una forma d’amore purissima, che nel fare qualcosa solo perché piace all’altro risiede la felicità. Ho imparato che si può essere forti, femministe, libere, mogli e madri senza che niente ci etichetti. In una villetta a schiera di Faenza ho trovato l’amore in una forma che non avevo mai visto.
E se oggi esiste Frida un po’ è anche grazie a Silvia e Pa’ che mi hanno mostrato come ci si può amare follemente anche dopo 100 tempeste, 100 anni o 100 figli.
In una villetta a schiera di Faenza ho trovato due persone che erano una, ma che da sole non erano metà.
Non sei metà ora, Sì.
Sei tutta qui, piena di amore. Ve ne siete dati così tanto di più del necessario che basterà per due vite. J
– Quando nel rettilineo di Errano ancora erano tutti al loro posto i pini voluti dai Ferniani, ormai giganti supercentenari gentili che pur andando in crisi, in maniera misteriosa, non hanno mai fatto male a nessuno, non molti cicli sfrecciavano, ma certamente si notava la coppia Silvia e Paolo che faceva la spola con Faenza. Una coppia concentrata, molto presa dai propri pensieri inventivi tra tecnica ed artificio, al vederli non dico insignificante ma più somiglianti al pizzico di sale che da il sapore, quasi fossero persone che vengono da lontano e vanno chissà dove.
Paolo l’ho percepito così, come uno che giunge da un mondo estraneo, forse dal piccolo pianeta descritto da Antoine de Saint- Exupéry nel suo Piccolo Principe.
Probabilmente in questo caso Paolo era insieme sia il piccolo principe come la volpe o anche il pianeta. Una sapienza nei silenzi, come anche una sapienza nel cercare la giusta modalità nel mondo della comunicazione. Contraddizioni di sapienze? Anche: non è sempre logico ciò che appare logico e anche una logica rettilinea può in realtà trovare forme diverse. Questa è l’umanità nella sua complessità.
Certamente i suoi familiari fanno fatica a darsi pace nella dolorosa modalità della sua partenza da questo mondo, che ha lasciato tutti increduli e sgomenti: era un momento di distensione con i suoi cari nella gioia di una nuova vita da poco sbocciata; era un momento di forza e di ricchezza di sentimenti, eppure à accaduto.
A una più profonda riflessone questo momento appare un istante in cui Paolo era ricco di molte cose, ma non della ricchezza di cose materiali . Ecco allora gli abiti più veri per andare davanti Creatore.
Non valgono infatti davanti a Lui gli abiti di questo mondo ma l’abbondanza del cuore, che riveste l’uomo di un vestito di festa, prezioso ai suoi Occhi.
Paolo così è entrato vestito degli abiti regali dell’amore donato e ricevuto alla Festa delle Nozze Eterne, l’abito delle cose buone e dell’amore che lo Sposo Gesù richiede a ciascuno di noi per sederci al suo banchetto.
Faenza, 18.03.2025. Don Mariano
ascoltare le parole degli amici, i modi tanti e diversi, che hanno di starmi vicino, leggere le loro testimonianze, mi ha aiutata in questi mesi, mi sta aiutando ancora e poi, come dice je, non sono metà ora, ora sono doppia, sono io e sono lui.
ho anche iniziato a sgommare ai semafori e a mangiare il gelato al mentaciocco.

un rito che ho cercato di fare come avresti voluto, sulla bici, passando dalla nostra strada, con
intorno chi voleva esserci. e poi a casa, nella tua mansarda e in cucina i ricordi, gli aneddoti, la
piadina e tutto l’aiuto ricevuto da sonia, federica, enrico, marcella, giovanni, monica, nadia, patrizia, stefania.
c’era un sacco di gente pà, ma proprio tanta tanta. io lo so cosa avresti detto: “dove cazzo erano prima?”
amore mio, ci sono sempre state. solo che non sempre le abbiamo viste.