nev.vero

martedì ore 13, pedalo veloce trai i fiocchi di una neve che voleva essere pioggia, rientro bagnata di un bagnato secco, non fradicio, i cerchi di fango e la voglia di una doccia bollente. ritorno dall’ ufficio con l’auto. han detto nevicherà, in serata, sul serio. e allora parcheggio con cura, copro il parabrezza, tiro […]

martedì ore 13, pedalo veloce trai i fiocchi di una neve che voleva essere pioggia, rientro bagnata di un bagnato secco, non fradicio, i cerchi di fango e la voglia di una doccia bollente. ritorno dall’ ufficio con l’auto. han detto nevicherà, in serata, sul serio. e allora parcheggio con cura, copro il parabrezza, tiro su i tergicristalli, chiudo persiane, metto paraspifferi, accendo il camino e infilo il pigiama. mercoledì mattina intuisco il panorama dal silenzio. un silenzio fortissimo, che cattura l’attenzione e mi porta a fare scommesse su quello che sarà il panorama. apro un scuro e sento la resistenza della neve. molta più di quella che pensassi e molta meno di quella che verrà. ho possibilità di non muovere un piede per andare al lavoro? lavoro da casa, resto in pigiama. e di nuovo accendo il camino, benedetto il telefono che non ha segnale, mangio un biscotto, due biscotti, scrivo. fino a farmi passare un giorno intero senza altro fare. che ascoltare fuori e dentro di me. siamo in casa in tre. la strada non consente spostamenti, nevica forte tutto il giorno e la sera. possiamo anche scommettere che non smetterà stanotte. e torno a letto e mi rialzo che è giovedì e ancora neve, spostare appuntamenti, sistemare genti. e ancora colazioni ripetute senza sosta. auto sepolte che ritroveremo a memoria, ancora pigiama.

il pigiama su di me ha l’effetto della carta moschicida. mi ci infilo e non riesco a staccarmene. resto invischiata in questo meccanismo autobloccante. il pigiama ferma il movimento. io sono diversa da come sembro, io pedalo corro nuoto ballo faccioscale… i o i n p i g i a m a v i v o a l r a l l e n t a t o r e. e. e.

è fatica mentale quella che mi costringe a togliere la camicina felpata, mi ansima il cuore nel farlo. ma convinco pà, indossiamo tuta da sci, cappello di pelo, guanti termici e muniti di paletta usciamo a liberare le auto. che domani si deve far la strada per andare. la paletta! poveri bimbi senza sabbia e secchiello. se non ci fosse stato il vicino a prestare badile, col caldo saremmo usciti.

questo per dire che non ci si conosce mai abbastanza, che per quanto le dinamiche di noi stessi siano note ai più, basta un pigiama, una nevicata fuori dai canoni, una due giorni in casa senza farsi colpe, per peccare di accidia. accidenti. acci.

ps

la neve con la saba. da quanto tempo non la mangiavo? un godimento vero.

pps

ho messo pandoro sbriciolato in giardino. i passerotti, i pettirossi e altri uccelli ora bussano al mattino. spero che la lipu non li sottoponga a esami del colesterolo. e che si disintossichino in fretta di cibo industriale.

ppps

l’ho già detto che pà è il genio della teoria? sapeva perfettamente come liberare le auto. e mi dettava come fare.

ah ecco. ho scritto questo articolo, qui. lo avevo scritto qui, poi me l’hanno chiesto e io ho detto sì.

 

brodo in busta dissapore emergenza neve la neve del '12 ma-rito neve con la saba vita

Commenti (4)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.