in itinere

qualcosa che avviene durante il percorso. sia in senso figurato che reale.

sono fatta così. in itinere. mi succedo durante il percorso. fino a perdermi o a compiermi

dico sì, ma poi sono stanca e sola e allora no,  ma basta una telefonata che mi dice: arrivi? ti aspettiamo e prendo la bici e vado forte, ma mi fermo a guardare il cielo, che le nuvole e lo squarcio d’azzurro quando mi ricapita. e poi entro nel cortile e le vedo sugli scalini e i sorrisi e le foto ed è un’altra faccia che prende forma dalla rete e le polpette che mi ero promessa, sono. erano.

erano felafel

è itinerante la cena, un cartocio di felafel nello studio di un architetto, l’hamburger perfetto alla sghisa, il cuscus dai senegal boys; una scoperta dopo l’altra, un portone dopo l’altro, curiosa entro nelle case aperte e scopro piccoli atelier improvvisati, cortili che sembrano gli hackesche höfe di berlino, artisti, giocolieri di frittura mista e beveroni colorati. dolci grechi e ceramiche

e per esempio alla confraternita del castrato c’è il rischiatutto del gregge, scopri la pecora nell’arte e vinci e a casa di phil c’è la cappellaia matta e guarda chi incontro l’uomo dell’arena delle balle di paglia e la consorte col cappello e poi a casa di pier sotto le scale la cucina e li vedi sfettolare il prosciutto e fuori cantano e dentro parlano inglese, dove hai detto che sono?

alla cena itinerante. da sola. ma non  sola. perché sono pronta a mischiarmi alle carte e a imparare a stare in tanti

il distretto A di faenza è un concentrato sperimentale di energie. a dimostrazione che se le cose si organizzano con l’entusiasmo e la partecipazione, il risultato affascina

(energie che mi sono servite anche per stare i due giorni successivi dentro lo stand gastronomico della scuola di agraria a giocare a rimpiazzino)

 

cena itinerande del 17 maggio, distretto A, eventi romagna, social, vita

Comments (8)

  • quante belle iniziative riuscite a creare!
    più invecchio e più mi convinco che nella vita, alla fine le cose davvero importanti sono proprio queste, stare insieme divertendosi, rimanere aperti alle diversità finchè non si svelano le similitudini: tutto il resto è noia, noia totale nella quale è facile affogare.

  • il cappello è semplicemente fantastico! ricordo qualcosa di simile nel vecchissimo pinocchio televiso, quello di comencini per intenderci.
    però, però…quell’essere ibrido della prima foto è veramente inquietante!!

    • in effetti la foto dell’artista monika è inquietante. per questo non l’ho inserita anche nel post.
      e sarà meglio scrivere, che a perder tempo non si riempie foglio.
      baci tesor
      ps
      i cappelli erano strani, tanti e li avrei voluti tutti

  • devo prendermi una macchina, non c’è storia.
    potrei noleggiarla però per queste occasioni, forse mi costerebbe meno che possederla.
    così potrei venire, senza dover sempre chiedere di essere accompagnata.
    si perchè l’ultimo treno per bologna alla sera è alle 10 e mezza…
    perchè non tanto per l’iniziativa che è bellissima, ma anche a bologna ce ne sono di altrettanto belle, ma è per come le racconti tu, è perchè ci sei tu.

    senti la poesia:
    “sono fatta così. in itinere. mi succedo durante il percorso. fino a perdermi o a compiermi
    dico sì, ma poi sono stanca e sola e allora no, ma basta una telefonata che mi dice: arrivi? ti aspettiamo e prendo la bici e vado forte, ma mi fermo a guardare il cielo, che le nuvole e lo squarcio d’azzurro quando mi ricapita. e poi entro nel cortile e le vedo sugli scalini e i sorrisi e le foto ed è un’altra faccia che prende forma dalla rete e le polpette che mi ero promessa, sono. erano.”

    come si fa a non pensare che non sia un’esperienza unica al mondo?
    baci

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