giallo genova

chiacchiere
ci sono arrivata passando da un cortile che sembrava un film di ozpetek, sicura di perdere il treno e stupita che esistesse persona più all’ultimo minuto di me. ci siamo arrivate attraversando stazioni che non conoscevo e siamo state accolte da braccia aperte, sole grande e da una frase che mi ha timbrata: chiedo scusa […]

ci sono arrivata passando da un cortile che sembrava un film di ozpetek, sicura di perdere il treno e stupita che esistesse persona più all’ultimo minuto di me.

ci siamo arrivate attraversando stazioni che non conoscevo e siamo state accolte da braccia aperte, sole grande e da una frase che mi ha timbrata: chiedo scusa per i genovesi, sono scortesi e ingrati. all’affermazione – esser gentili con i turisti perché portano soldi – loro rispondono: “non potrebbero spedirli?”

allora? com’è genova?IMG_1295

è la città che prima fra tutte mi ha fatto venire voglia di abitare i tetti, di vivere, sui tetti spesso sapientemente arredati

è la città che ha il mare come primo impatto ma che ricordi per le scalinate a salire e le costruzioni a muro.

è gialla genova. nelle persiane, nelle poltrone, nei muri, nelle sfumature, negli attraversamentiImage

è riservata. indifferente. cortese. e tanta. è anche un pochino snob.

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rivedo i quartieri spagnoli di napoli fra i palazzi che si baciano in centro e nei panni stesi alle finestre, sento il vociare multilingua che mi passa accanto passeggiando, come noi,  siamo noi. trovo creative installazioni e storiche canzoni girando l’angolo e faccio conoscenza con le edicole votive che mai altrove avevo notato.

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allaccio le scarpe nel dormire del mattino. cercando di non far rumore e di non illudere tilly. scendo le scale. che l’ascensore lo chiamo a voce. a vuoto.

e affrontarla correndo, genova,  è seguire i viali e guardare oltre, guardare indietro, non perdere l’orientamento.

quanto amo misurare le città correndo. una misura presa a piede. scoprendo metro dopo metro un obiettivo nuovo. arrivo al verde, al muro, al mare, alla chiesa, alla vecchina. al caffè. arrivo stesa al marciapiede, inciampata, fregata dal pensiero positivo che disturba chi lo sente. chiedo ghiaccio al bar, mi risponde un sorriso cortese e un sacchetto gelato. mi siedo e mi curo. sentendomi una bimba sfigata che deve sistemare le cose prima di rientrare. mi è piaciuto il giro. domani ne faccio un altro. ho tutta una città ai miei piedi. basta fissare gli obiettiviIMG_1717scendo per una creuza de mä, raggiungo il centro, mi infilo nei carruggi, fisso gli occhi negli occhi di chi incontro fino a strappare un saluto e passo oltre un gruppo di uomini a pedali e caschetto, genova si corre, ma non si pedala. passo dal porto al centro, dal centro al castelletto, respirando il mio sudore e l’odor di muri medioevali e la colazione mi aspetta e una tavola imbandita e quanto fa bene lasciare a casa il marito e trovarsi fra donne in una città che è donna come noi? e il suq e i tuareg e ballare e il cuscus e le ciabatte e i piedi scalzi e perpiacere facciamolo ancora. più spesso. che non siamo solo dovere. 

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julia child ti fa un baffo Pat

che poi genova va vissuta con una genovese come guida. ma non una genovese qualsiasi. una di quelle che ama la sua città, la sua terra, la sua storia e la sa raccontare. con la voce e con i gesti. un privilegio che mi è concesso. grazie all’amica, a chi ci ha raggiunte, all’ospite meravigliosa, alle sue figlie e alla sua città

allora? com’è genova? non basta una volta e non sono neanche entrata all’acquario però pesci grossi li ho visti eh? e hanno il ginocchio sbucciato come me

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ps

poi racconterò come si acquistano biglietti in stazione viaggiando senza.

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