calar due dita

sui fianchi. ma anche di seno. devo calar due dita come fanno le modelle.
me lo confidava passeggiando sulla spiaggia, senza guardarmi in faccia. – ma, sei già molto dimagrita, non vorrai esagerare? guardati,  un’altra proprio – sì, sono contenta, ma tu lo sai quanto mi piace mangiare e ho letto su una rivista che le modelle dopo una cena importante si cacciano due dita in gola e vomitano. così le calorie ingerite non contano.

resto attonita, non riesco ad avere altra reazione che quella di spingerla a parlare, ma soprattutto mi tornano alla mente le cene, il suo mangiare vorace, goloso. il suo fermarsi prima del dolce o del caffè. e andare in bagno. quante volte? sempre, ad ogni cena, colazione, pranzo. continua a parlare senza problema, racconta del piacere che prova a mangiare sapendo che poi le calorie non influiranno a bilancia. e la mia naturale vena contraddittoria si gonfia. ma come puoi sentirti bene pensando a quello che ti stai facendo? non dico lo schifo, no. dico il cibo sprecato, dico il rischio di provocare una lesione alla gola e alle conseguenze future, cazzo li leggi i giornali? (che internet all’epoca non esisteva neanche) i succhi gastrici possono provocare esofagite da reflusso, rovinare lo smalto dei denti, potrebbe venirti un tumore in gola, cazzo!

che palle che fai anche tu – ma tuo marito lo sa? – no, non se ne accorge neanche di quello che mi succede. non vedi? non mi dice neanche che sono più bella con venti kg in meno.

non te lo dice ma ti guarda e ti vede con le occhiaie, sempre nervosa e scontenta. rispondi male e urli. non te lo dice ma ti evita di più. e forse ha paura di come stai diventando, dimagrisci e ti allontani. che non sei mai stata così figa, non ti sei mai sentita così bella. e se adesso un altro ti guarda, un pensiero lo fai. che provare ora quel che non si è mai provato neanche in adolescenza va oltre ogni permesso concesso o rubato. è la vita che te lo chiede. è il senso di rivalsa verso il passato, l’io che non hai avuto allora. il far la ragazzina adesso. sentirsi guardate, ammirate, piacere. nulla sarebbe sbagliato se non quelle due dita da calare in gola. uno dei metodi dei malati d’amore. di mancanza d’amore. o di una errata visione del vorrei esser come.

da quel giorno la mia attenzione si è fatta sentinella. le ho viste farsi di cibo e andare in bagno prima del dessert. tornare dopo un tempo sufficiente a stirare una camicia, con la mano arrossata, le nocche segnate. il viso provato o il trucco completamente rinnovato e gustare il dolce, o il caffè e furtive inghiottire. per placare l’ansia e quel buco che si sente quando lo stomaco si rivolta.

è così importante calare due dita amiche mie? certo che è importante rimettere in forma il corpo che cede al sovrappeso, è essenziale per noi stesse e per essere di esempio a figlie, figli, mariti, amiche.  ma di esempio buono. e non si potrebbero organizzare camminate corroboranti, sedute di cuciniamo insieme e mangiamo di meno ballando, guardarsi allo specchio e perdonarsi? la rete ci offre mille spunti, ma è la farfalla che non vola nello stomaco quella che dobbiamo ritrovare. e allora facciamoci coaching l’un l’altra.teniamo diario di quanto mangiato e quando sentiamo la frenesia alimentare facciamo una telefona o un camminata veloce. facciamo. che io non posso calar due dita in gola, solo a pensarci mi vien da vomitare.

ps:

un suggerimento ai compagni (fili lo sai)  se le vedete dimagrire troppo, controllate le mani all’uscita dal bagno e amatele di più. con qualsiasi parte di voi. cuore, baci, complimenti. un corpo che cambia ha bisogno di abbracci frequenti e lunghi, per alzare i livelli di ossitocina e per farci sentire volute, amate, capite. un corpo che cambia va davvero alla ricerca delle farfalle nello stomaco. quelle che si sentono quando uno sguardo non cercato arriva. siate voi quello sguardo. ecco. che gli ormoni son bastardi e spesso se ne vanno altrove.

a proposito di farfalle, questa appena passata è stata la stagione delle farfalle bianche. le avete viste?IMG_2970

io le ho rincorse. nei voli laterali sui cavolfiori, sulla spiaggia, fra i filari di peri. ho una collezione intera di foto e video in cui non si vede altro che la libertà

 

diete, due dita in gola, vomitare

Comments (3)

  • sì, l’estate della “farfalla cavolaia” (così la chiamava la nostra mitica maestra delle elementari). bello e inusuale spettacolo però mi sono chiesta quale fosse lo squilibrio che lo ha prodotto. Abituata a pensar male, sono…

    sull’argomento forte del post non so cosa dire se non che io mi abbuffo, a periodi, ma di risputar fuori mai mi passò per la testa! lo dico senza presunzione di sentirmi, per questo, migliore di quelle che usano due dita, perchè “meglio” sarebbe mangiar per fame e piacere e non per tentare di riempir voragini senza fondo. però è davvero triste vedere corpi e visi scarni, senza vita e senza luce, che non chiederebbero altro che un pò di attenzione e un sorriso buono, proprio come dici anche tu.
    alla fine, tutti mendicanti d’amore siamo, troppo grassi e troppo magri. e spesso anche i…normopeso (che triste definizione questa, non trovi?).
    a presto!

    • normopeso è davvero un vocabolo inascoltabile. dicono che il ritorno delle farfalle sia merito dell’aria è più pulita, ma sono complottista anche io e mi son detta boh! certo che la farfalla cavolaia sta come la poesia sul forcone 😉

  • ma no, non voleva essere una definizione dispregiativa, ho sempre pensato che fosse il suo nome “volgare”!
    non lo è?
    tu come la chiami? tu, che la fotografi proprio sul CAVOLO, eh!
    e poi a me, la farfalla cavolaia mi dà tanto da orto, da casa…una farfalla modesta, senza manie da diva, toh!

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