una mano

che a chiederle le grazie c’è il rischio che arrivino che i ciclisti son tutti convinti di avere la precedenza che la ciclabile nell’incrocio di castelraniero è cieca e sorda che i problemi delle ciclabile non son mica solo questi nè? che neanche i miei, son mica solo e allora scendo a pedali come mio […]

che a chiederle le grazie c’è il rischio che arrivino

che i ciclisti son tutti convinti di avere la precedenza

che la ciclabile nell’incrocio di castelraniero è cieca e sorda

che i problemi delle ciclabile non son mica solo questi nè?

che neanche i miei, son mica solo

e allora scendo a pedali come mio solito, ma vai sempre in bicicletta tu?, sempre, sì

e scanso sciami di pedoni che la primavera anticipata li spinge fuori come mosconi

e i pedoni girano accoppiati e che problema c’è, sorpasso, mi alzo sui pedali arrivo allegra all’incrocio, freno, guardo nello specchio avanti a me, vien nessuno, via!

e nessuno pedalava come me, in discesa e mi si è piazzato davanti e sbam, sbrenght, gira il mondo, giran le ruote, tutti giù per terra

non ti sei fermato cazzo. ma tu eri sulle strisce pedonali cazzo. ma non si vede un ciclista bianco di pomeriggio sullo specchio, cazzo, che si fa prima a dirli che a trovarli e  cazzi vari fra i denti mormorati e

fatta niente, ciao, cazzo.

poi torno in sella, sento la coscia che pulsa, la botta l’ho presa. pedalo, spesa, gatta, sento il polso che mi sta dicendo qualcosa, compro ceri votivi per m’illumino di meno e la fiaccolata, il polso sta cominciando a urlare. ho il laboratorio al nove100  e cestini di cuori dolci e salati da distribuire, ma il ritorno in bici è un calvario e cedo. pronto soccorso. lastre. scafoide. torni domani per la tac*

sono mesi che chiedo una mano, che a far certe cose io non son buona. ora  ho una mano. una mano sola

e devo fare i conti con il chiedere aiuto e col tener la bocca chiusa se l’aiuto non è come, quando, bene come lo facciamo noi.

giorno 0: lavare i piatti
giorno 0: lavare i piatti

che vogliamo una mano, ma non sappiamo accontentarci. e mettiamo sbotti e alla fine sbotta e fattelo tu.

c’ha ragione. e poi cosa pretendo? ha imparato a fare il caffè ad agosto. solo che adesso me lo vuole insegnare

* il medico del pronto soccorso è stato molto gentile, alle 10 di sera la lastra al polso è stata un miracolo, ma poi la frattura era solo sospetta, mi ha prescritto una tac, mi ha esortata ad andare la mattina successiva con la richiesta in radiologia e aspettare che fra un paziente e l’altro trovassero 5 minuti per me. mi son fatta accompagnare dallo sparso, che poi ha proseguito per lavoro. mi son messa in paziente attesa e quando è uscito l’infermiere mi ha preso il foglio, è andato a parlar con chi ed è tornato con piglio insofferente.

– chi le ha detto di venir qui?
– il medico del ps
– deve passara dall’accettazione
– ma veramente mi ha detto di
– si fa così e basta

e in accettazione mi son messa in fila e la segretaria a voce alta ha detto, si presenterà una ragazza con la tac a un polso, la dottoressa ha detto che oggi non la fa, assolutamente. mi son sentita tirar le orecchie senza colpe e quando ho detto che ero a piedi e che avrei anche aspettato tutto il giorno, mi han risposto che non dovevo chiedere favori, che già un favore me lo facevano facendomela fare il giorno dopo. e niente.

il cigno cattivo
il cigno cattivo

son tornata a casa a piedi. 10 km di nervoso da sbattere, sulla ciclabile che mi conosce bene e mi fa sempre gli scherzi e senza scherzi, una spinta mi è arrivata dalla rete, dai messaggi di chi s’offriva di venirmi a prendere, al volo. mi basta. che mi accontento a parole, io

(continua)

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