la poesia del ció

chiacchiere
noi romagnoli c’abbiamo una parola che ci porta da un pensiero all’altro come fosse un traghetto ció per non fare troppa strada che siamo tutti corridori, ma ci scoccia far giri lunghi, senza gara è una parola ineluttabile che arriva quando vuoi toglierti dall’impaccio non è colpa mia, ció è lui che ha capito male, ció ma […]

noi romagnoli c’abbiamo una parola che ci porta da un pensiero all’altro
come fosse un traghetto
ció
per non fare troppa strada
che siamo tutti corridori, ma ci scoccia far giri lunghi, senza gara

è una parola ineluttabile che arriva quando vuoi toglierti dall’impaccio
non è colpa mia, ció
è lui che ha capito male, ció

ma anche quando non ti capaciti di quanto successo
ma ció, ma era così giovane, ció

che non  ce lo ricordiamo tutti i giorni che siamo appesi a un filo
ció
solo quando tira il vento o ci tira il culo
non ci ricordiamo neanche di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi
ció
che ci sembra sempre di avere ragione, comunque. ció

e se chiediamo un’informazione
ció, prenda quella strada e poi volti da quel canto, ha capito? ció, io gliel’ho detto.

ció
io la vorrei fare diventare una parola salvagente, ció
come quaiombar. ma questa è una poesia diversa.

 

e oggi è il 21 dicembre
è solstizio d’inverno, è giorno più corto, è fine dell’anno solare, è yule, è rito, è ritorno alla luce e magia

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il mio bambino. tu

e naturalmente è il compleanno dello sparso. 26. e non mi sembra possibile ne siano passati tanti. ciò

 

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