sghizuvaglia

la sghizuvaglia, (dialetto italianizzato) è quella sensazione che prende quando ci si vorrebbe allontanare dal dovere e buttare alle ortiche i lavori da fare.
mettersi addosso due robe, solo due e andare a vivere la sabbia, di corsa, senza pensare alle conseguenze.
ecco, è questa la sghizuvaja.

l’andrei, ma non vado, mi prende la mattina.
quella voglia di buttare gli occhi al mare, fargli prendere il largo e allontanarmi dalla “gnola” che comincia a farmi, la me, che non voglio ascoltare.
ho bisogno di mettere la pelle al sale, per la conservazione della specie e al sole, per fissare la vitamina d.

e non è questo stare chiusi in casa, noi delinquenti del movimento all’aria aperta. è la primavera che solletica il cuore e altri organi, è il sole di aprile che, anche se si è preso una pausa, muove la mente verso l’estate e il lasciarsi andare, non voglio pensare ad altro che a me.

sono in piena sghizuvaglia.
come una pentola a pressione pronta a esplodere. ma resto qui. 

tutto il corpo è qui. ma la testa, la testa è fuori.

ps: oggi mi è presa la nostalgia dello scrivere. ho sentito forte quel desiderio di sentirmi liberata come quando rileggi quanto scritto e ti ritrovi, sollievo dal troppo pieno che sento dentro.

allora ho preso il mio blog abbandonato, ho cercato fra gli articoli in bozze, ho scritto un pochino e ora mi sento meno sola. e più felice.

dai, fatevi prendere dalla sghizuvaglia anche voi, mandatemi le vostre teste fuori di qui.

vorrei perdermi in questo assembramento e uccidere chi dice di evitare gli assemblamenti 😉
queste sono le sbarre che sogno

lockdown, sghizuvaglia, sghizuvaja

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