a bologna in bici sugli stradelli guelfi

ho la bici da corsa da oltre vent’anni, non ho mai fatto gare, imprese eroiche o pedalate di allenamento.
pedalo per raggiungere una meta, fare un giro, andare a fare la spesa.

la bici è la mia auto.

in questi mesi di chiusura forzata mi sono ripetuta spesso: appena potremo farlo prendiamo la bici e visitiamo l’Italia. a cominciare da quello intorno a me che non ho mai visto.
cicloturismo lento, con i nostri tempi.
e così è stato.
prima tappa bologna passando dagli stradelli guelfi, SP 31.
corrono paralleli alla via emilia e sono indicati come la via più libera per raggiungere il mare, partendo dal capoluogo emiliano, per le auto sono la tombola dell’autovelox, noi ce la giochiamo 😋

faenza-sasso morelli

siamo partiti di sabato mattina tardi, alle 10:45 (che prima è scoppiato il tubolare della bici)
prima tappa errano-pasticceria flamigni, cappuccino e bombolone.
poi sulla ciclabile di granarolo fino a sant’andrea di faenza, la strada più comoda per raggiungere solarolo e quindi bagnara, mordano, bubano e infine sasso morelli, destinazione la sterlina, trattoria per buongustai: mascherina, gel sanificante, tovaglia e menù usa e getta, tavolo all’aperto, distanziamento, cappelletti e tagliatelle al ragù, una birra fresca, due caffè, 25€ e grazie. io non ho più paura e forse sbaglio?

sasso morelli-ponte rizzoli

la libertà di pedalare piano, di fermarci a far foto, di gustarci il percorso. vedere la campagna cambiare, attraversiamo il senio, il santerno, il sillaro e siamo in emilia, passiamo dai kiwi ai peschi, dai campi di grano ai campi di cipolle e, sempre in mezzo al nulla, granai e casoni bellissimi.
attraversiamo castel guelfo*, poggio piccolo, poggio grande, ecco ponte rizzoli. poi ozzano;
san lazzaro non è lontana, la strada ora è diritta e ci fermano solo le ville storiche e imponenti come villa angelica, sede dell’istituto erboristico.

da san lazzaro a bologna

gli stradelli guelfi proseguono da ponte rizzoli fino a san lazzaro e da san lazzaro a bologna centro, sempre sulla provinciale 31, che poi diventa via guelfa e ci immette nel traffico della città, che il 30 maggio post lockdown forse non è neanche come sarebbe stato se.

pellegrinaggio e ritorno

77 km all’andata, neanche troppi per chi pedala spesso, tanti per pà che non andava in bici da settembre scorso.

il ritorno, bologna- faenza tutto sulla via emilia, sp 9, dritta come un cannone e con 20 km in meno. si potrebbe fare anche in un giorno solo, ma non sarebbe godersi il viaggio e vivere la gita, no?
peccato le poche ciclabili.
sogno una lunga ciclabile a lato della via emilia, (nel tratto toscanella-imola è godevolissima), dove attrezzare fontane d’acqua e punti gnocco fritto in emilia e fontane di vino e piadina in romagna, dove legare le bici come cavalli in sosta e godere della meraviglia che è guardare tutto con occhi attenti. pedalare, come camminare, ti mette in posizione privilegiata con la terra, la città e il viaggio, che non potrà mai essere lo stesso, in auto.

lo rifaremmo? certo che sì

fatica? abbastanza. male al culo? un pochino.
multe per eccesso di velocità? nessuna.
spese in benzina e parcheggi. nessuna.
visitare bologna senza turisti è stato boh. non l’avevo mai vista così.

ci la siamo goduta con gli amici. sono finalmente salita a san luca, facendo a piedi il porticato più lungo del mondo, ma ho ancora molto da vedere.

ps: grazie a sandra per l’ospitalità, a sabri per la compagnia e al meteo che è stato clemente.

*cercando castel guelfo su google ci si rende conto che un paese con una storia è diventato un outlet. è l’economia bellezza!

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