indosso odor di fritto (e la casa con me)

ed è l’unico abito che io possa indossare a carnevale. che già mi sono spesa in parole per dire che non mi piace questa festa che nasconde i visi, che obbliga a stelle filanti e allegria da comandare a bacchetta. magica poi, che non esiste. no.

però ha un senso storico e tradizionale il carnevale. e questo amo ascoltare nei racconti delle nonne. era il periodo prequaresimale, quello in cui la campagna riposava e si ammazzava il maiale. c’era tanto strutto da utilizzare, tanti paioli che brulicavano ciccioli e tanta voglia di ballare e divertirsi nelle case, prima che il lavoro duro andasse a ricominciare. in ogni casa si impastavano frittelle, sfrappole, castagnole e tagliatelle che nello strutto poi finivano fritte, succedeva in egual modo in ogni casa d’italia, che poi si cambiava il nome e pochi ingredienti

è così che il classico diventa tipico.

e se nei miei ricordi di carnevali passati c’era il vestito da cowboy, mio, e quello di topolino dello sparso, a tavola c’erano le sfrappole della lella e le tagliatelle al limone della mamma della ste. quelle che inizialmente pensavo fossero quelle della nonna dina, pure questa, nonna della ste.

al taglio
al taglio
alla frittura
alla frittura

insomma mettiamo una mattina a colazione dall’amica, mettiamo due che vogliono imparare e una mamma che si mette in gioco ecco che vi riporto il risultato documentato

e perdonate il pigiama, la mia prima volta con la telecamera in testa, il casino che solo 4 donne in cucina posson fare, la mancanza di un senso logico della cosa, mentre sul fornell si preparavano pancake a colazione (e oggi, martedì grasso,  è la giornata del pancake in molti paesi del mondo e non è strana la coincidenza?) scioglievo cioccolato per intingere scorze d’arancia e poi niente.

a carnevale ogni video vale.

la ricetta:

tagliatelle caramellate al limone e zucchero

per la sfoglia:

6 uova di gallina o codice 0

6 hg di farina 0

per il ripieno:

27 limoni bio (la di cui scorza)

750 gr di zucchero (a occhio)

olio di arachide per friggere

una padellina piccola e alta

preparare la sfoglia

a mano con il classico metodo farina a fontana, uova rotte in mezzo e impasto aiutandosi con l’ancheggiamento (3 uova alla volta)

con l’impastatrice, sempre tre uova alla volta rompendo prima le uova e aggiungendo la farina poi. importante è far riposare l’impasto sotto una tazza almeno 20 minuti, solo in questo modo potrete stiarla col matterello facilmente.

a questo punto pelare i limoni con uno spilucchino, scortichino, coltello affilato, avendo cura di non lasciare troppo bianco (un pochino sì, da una bella nota amarognola) le scorze potremo tritarle in un mixer o frullatore. mischiamo il trito allo zucchero e  lo andremo a stendere sulla la sfoglia tirata sul tagliere. formiamo i rotolini ripieni come fossero tagliatelle e li taglieremo in tanti pezzetti da friggere. ma guardate il video che, per quanto improvvisato, mostra i passaggi

volevo precisare che considerato il clima carnevalesco e contrariamente al mio modo di pensare,  io mi sono travestita da casalinga disperata, in genere sono alta, bionda e truccatissima, oltre che di una decina d’anni più giovane.

grazie a ste, alla mamma della ste, alla nonna della ste, alla moni e alla mamma della moni.

grazie allo sparso che si è fidato di lasciar nelle mie mani la sua attrezzatura.

e grazie al cà (a lui grazie sempre)

le mie ricette, pancake day

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